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Se vuoi studiare psicologia, leggi questo articolo

Voglio studiare psicologia ma…

Magari è troppo difficile? Non troverò lavoro? É troppo scientifica! Non so dove farla.. Devo fare un test? Dove studio per il test?  

Ci siamo passati tutti, o almeno, se sei uno studente di psicologia sai benissimo di cosa sto parlando. Infatti, quando decidiamo di intraprendere questo meraviglioso percorso, dirlo ad alta voce può essere pericoloso: genitori e amici ci terranno subito a ricordarci quanto potrebbe essere difficile questa strada.

E lo fanno per il nostro bene, ci mancherebbe. Trovare lavoro da psicologi non è facile, c’è molta concorrenza, bisogna sapersi distinguere (almeno, questo è quello che ho capito riempiendo i miei mentori di domande). 

Nonostante ciò, ci sono comunque delle persone che si iscrivono a psicologia. Questi pazzi che decidono comunque di affrontare questo percorso, non è un po’ strano? Eppure, siamo in tanti. In Bicocca, ad esempio, l’università che frequento, ogni anno provano il test circa 4000 persone. 

Quindi questa facoltà, dopotutto, è anche abbastanza gettonata. Ma siamo noi scemi a buttarci a capofitto, oppure c’è qualcosa che veramente vale la pena prendere in considerazione?

Vediamolo insieme in questo articolo, dove rispondo alle domande che mi vengono fatte più frequentemente su Instagram da studenti delle superiori che si trovano davanti a questa scelta e sono (giustamente) un po’ terrorizzati da diversi pregiudizi. Per farlo, ho raccolto le risposte di numerosi studenti di psicologia che hanno avuto la pazienza di condividere con me la loro esperienza…

1. É troppo difficile, troppo scientifica, magari non ce la faccio

Pazzesco! Da persona esterna non immagineresti mai che questo sia uno dei dubbi che mi viene paradossalmente posto più spesso. Ma come? La psicologia una cosa difficile e scientifica? Oddio. Davvero?

Eh sì. Nonostante ciò che si può pensare (giustamente, non essendo del campo), la psicologia è una scienza, e come tale viene studiata con un certo rigore. In particolare, i primi tre anni di psicologia hanno lo scopo di renderci più o meno competenti nei diversi settori nei quali vorremmo approfondire la nostra preparazione in magistrale.

Non importa se il nostro obiettivo è quello di fare i formatori, lavorare nelle risorse umane, diventare psicoterapeuti o fare ricerca: nei primi tre anni di psicologia dovremo affrontare esami di Psicologia del Lavoro, Psicologia Generale, Neurofisiologia, Psicologia Clinica,…

E questo è secondo me un punto a favore: è vero che non è il massimo studiare qualcosa che sappiamo già non sarà parte integrante del nostro lavoro futuro, ma è anche vero che, solo studiando la psicologia nelle sue diverse sfaccettature, potremo capire veramente quale fa al caso nostro.

La cosa curiosa è che spesso si viene a conoscenza delle diverse declinazioni della psicologia solo una volta arrivati all’università, perché nel linguaggio comune esiste la figura di “psicologo” e tutti noi a sentirlo non ci immaginiamo di certo, ad esempio, uno psicologo del marketing. Ma ci immaginiamo Freud con un blocco note ed un paziente disteso sul lettino.. o sbaglio?

Come ogni facoltà è quindi impegnativa, richiede motivazione e voglia di approfondire. In base alle vostre inclinazioni e preferenze, alcuni esami saranno meravigliosi, vi faranno vedere il mondo sotto nuovi occhi (e anche voi stessi), ma ce ne saranno altri che vi faranno sudare. Questo dipende moltissimo da persona a persona: ad esempio, io amo psicologia dinamica e sociale (ed è stato per me molto facile capirle e memorizzarle), che altri miei colleghi hanno trovato difficili. Allo stesso tempo, ho fatto molta fatica con altri esami che invece altri miei colleghi hanno superato senza troppi problemi.

É normale. La chiave è impegnarsi, essere costanti ed essere sinceramente interessati alla materia e all’obiettivo che ci si è posti. Se il mio sogno è fare la psicoterapeuta, tengo duro anche quando devo studiare qualcosa che non mi viene semplice, perché so a cosa punto. Pensateci, magari può esservi utile!

Magari non sapete ancora cosa farete dopo, allora può essere utile pensare che quello che studierete farà comunque parte del vostro bagaglio culturale, e che in un futuro sarà meno difficile sentirsi incompetenti in materia (abbastanza facile dato che la psicologia è in continua evoluzione), perché avrete studiato duro.

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2. Non so dove farla

Ok Vale, ora c he mi hai convinto a studiare psicologia.. dove la faccio?

Bella domanda.

Quando ero in quinta superiore ho usato principalmente due criteri per scegliere l’università migliore per me:

  • costi
  • luogo

In realtà dovremmo aggiungere un terzo, cioè l’orientamento, ma lo vedremo meglio dopo.

Diciamo che il luogo conta molto, perché in base a quanto lontani ci sposteremo, aumenteranno anche le spese nostro carico. Ho la fortuna di abitare a Brescia e avere un appoggio a Milano, per cui le mie alternative erano queste due. Ho optato per la Bicocca in quanto università statale con retta calcolata sul reddito. La Bicocca ha anche numerose agevolazioni, ma a quanto ne so anche la Cattolica non ha dei prezzi esagerati.

Insomma, valutate voi. Aprite Google e cercate un po’. I siti delle università non sono il massimo, ma da bravi millennials dovreste riuscire a ottenere tutte le informazioni che vi servono con qualche semplice click 😉

Per quanto riguarda l’orientamento… io non sono stata così lungimirante da pensarci, ma è risaputo che alcune università procedono all’insegnamento con uno stampo particolare. Mi spiego meglio: in Bicocca, la triennale si concentra molto sugli aspetti neurofisiologici, in Cattolica lo stampo è più umanistico mentre a Trento, ad esempio, è più scientifico (una mia amica ha dovuto sostenere anche un esame di matematica, per dire).

Diciamo che varia molto. Purtroppo o per fortuna, la triennale di STP affronta sempre più o meno le stesse tematiche, ma possono esserci dei tagli dati dai professori o dal programma che vi permettono di concentrarvi meglio sulla psicologia da un determinato punto di vista. 

Inoltre, alcune università in magistrale clinica acquisiscono un orientamento psicoterapeutico differente. Ad esempio, (da quanto ne so) la Bicocca ha uno stampo più psicodinamico, mentre la Cattolica è più sistemico-relazionale.

 

Però, se penso alla me di 18 anni, non potevo neanche lontanamente immaginare cosa fosse un orientamento. Non ero così avanti né nello studio della psicologia, né nel mio personale percorso di psicoterapia, per capire che cosa sarebbe stato di più nelle mie corde.

Quindi, se siete così avanti, buon per voi, sapere prima queste cose vi renderà il percorso di studi  in discesa perché studierete già quello per cui siete più portati e interessati. 

Se invece non ne avete la più pallida idea (come me a fine liceo), vi consiglio di non considerare questo parametro almeno per la triennale e di approfondire lo studio oltre ai normali libri universitari. Leggete, incuriositevi, fate e fatevi tante domande, solo così riuscirete a scavare dentro di voi e capire cosa fa davvero per voi e quale “approccio” è più nelle vostre corde.

3. Ammissione: come funziona?

Bene. Mi hai convinto a iscrivermi e ho capito dove farlo. Ora come faccio a entrare?

Ebbene sì, la maggior parte delle triennali in psicologia è a numero chiuso. Purtroppo sarebbe per me troppo dispersivo e confusionario darvi un elenco delle università con i relativi criteri di ammissione, ma posso riassumere brevemente quello che nella mia (e dei miei amici) breve esperienza ho capito.

Principalmente, i criteri che vengono utilizzati sono:

  • la media delle superiori/voto di maturità
  • voto nel test
  • colloquio

Alcune università guarderanno la vostra media degli ultimi anni di liceo per decidere se darvi una sorta di “precedenza” rispetto agli altri in graduatoria di ingresso. Altre università se ne sbatteranno allegramente e guarderanno solo il voto del test di ammissione. Altre ancora, in base alla media decideranno se farvi saltare il test e procedere direttamente ad un colloquio, nel quale verificheranno le vostre conoscenze e la motivazione all’iscrizione.

Il mio consiglio (che io stessa darei alla me del passato) è: provate quanti più test possibili. Studiate sui libri preparativi, come ad esempio AlphaTest (libro che ho visto essere utilizzato dalla maggior parte degli studenti) e provatene tanti. Sì, perché, anche se avrete scelto l’università dei vostri sogni che combacia perfettamente con i vostri desideri, potrebbe succedere che qualcosa vada storto. I tempi stretti, domande difficili (generate casualmente e quindi che magari al vostro vicino di “test” non sono capitate), la giornata storta, non avete dormito, magari siete ammalati,…

Non so. Quello che so è che è un momento molto importante della vostra vita. Se per voi è davvero importante iscrivervi all’università, allora provate tanti test diversi. Tenetevi almeno 3 o 4 opzioni, in modo da essere voi a scegliere sulla base dei risultati del test. 

 

Io, da stupida, ero così entusiasta della Bicocca che ho fatto il test solo lì. Era andato anche bene e sarei entrata alla prima chiamata, ma poi abbiamo dovuto rifarlo in piena estate a causa di qualcuno che aveva fatto ricorso. Ovviamente, tornata dal viaggio di maturità non avevo la “testa” per mettermi sui libri e il test è andato molto peggio. Ho rischiato di non essere ammessa e sono entrata per un pelo. 

Questo per dire che il risultato del test dipende da tantissime variabili, ed è bene tutelarsi con diverse possibilità.

 

Al limite, nel caso non riusciste a entrare.. non preoccupatevi! Potete optare per le università online, seguire per qualche anno il loro percorso e poi fare un trasferimento all’università che desiderate. Infatti, l’università di “arrivo” non vi farà più un test, ma valuterà direttamente i vostri CFU sulla base degli esami che avrete dato (che come abbiamo detto, sono più o meno simili per ogni triennale).

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4. Non troverò lavoro

“Tutto molto bello Vale, ma i miei genitori non vogliono iscrivermi: dicono che non troverò lavoro.”

Credo sia una delle frasi che più mi è stata detta dai maturandi.

Nella mia umile esperienza, posso dire che è comunque meglio studiare qualcosa che ci piace e che magari non ci darà lavoro, invece di studiare una cosa che non ci piace. Perché magari studieremo svogliati, con difficoltà, finiremo l’università senza aver coltivato il nostro potenziale e troveremo un lavoro che non ci piacerà e in cui avremo difficoltà. Saremo felici? Secondo me, no. 

Troveremo lavoro più facilmente? Magari sì, ma ci piacerà? Chissà. Continueresti per tutta la vita un lavoro che non ti piace, che non ti appassiona, solo per i soldi? Non so. So che ci sono persone che non possono permettersi il lusso di avere questo dubbio. Quello che so, per la mia esperienza, è che il lavoro volendo io l’ho sempre trovato.

Al liceo lavoravo nel weekend al bar, come cameriera. All’università lavoravo in pizzeria. Il lavoro lo trovi, il punto è: che lavoro? 

Le passioni a parer mio non vanno buttate solo perché non possono darci un tetto sopra la testa. Ma anzi, è proprio coltivandole e diventando i migliori in quello che ci piace che potremo venire pagati per quello che facciamo. Secondo me, sarà proprio la passione nella psicologia (qualunque sia il campo che ti piace di più) a permetterti di approfondire, studiare, incuriosirti, e diventare una macchina da guerra nel tuo campo.

I genitori ci tutelano, cercano di proteggerci, e fanno bene nel caso questa strada non faccia davvero per te.. e va bene così. Io consiglio in questo caso di fare un viaggio dentro di sé per capirsi meglio.

 

Io l’ho avuto per tantissimo tempo questo dubbio (non si direbbe, vero?), dalla prima superiore. Da subito mia mamma (santa donna) mi mise in guardia: “Anch’io volevo fare psicologia, ma poi ho capito che non avrei trovato lavoro e ho scelto altro.” (Tra l’altro, preparatevi, sarà una delle frasi che vi diranno in assoluto più spesso, insieme a “siamo tutti un po’ psicologi” e “non psicoanalizzarmi” e “mi spieghi questo sogno?”).

Mia mamma sarebbe stata un’ottima psicologa, paradossalmente. Ma, lasciando stare mia mamma, io mi sono subito impaurita. Non volevo non trovare lavoro e buttare all’aria anni di studio, così ho iniziato a interessarmi ad altro. Per un periodo ero convintissima che avrei fatto l’avvocato: volevo andare a studiare giurisprudenza in Germania (studiavo tedesco al liceo). Era il mio obiettivo, fino alla quarta superiore. 

In quell’anno ho iniziato ad andare dalla mia psicologa, che ha notato questa mia inclinazione e mi ha prestato il primo libro in assoluto che ho letto su Freud “Psicopatologia della vita quotidiana”. Per una persona non appassionata è (giustamente) una noia mortale. Io invece l’ho amato e letto con così tanta attenzione che ancora ricordo delle parti, tanto che in vacanza (lo leggevo al mare) chiedevo ai miei amici di raccontarmi le loro esperienze con gli atti mancati e i ricordi, per capire quanto fossero vere le cose che leggevo.

Insomma, ero invasata di questa cosa.

Ma ancora non ero sicura di prendere questo percorso. Così ho letto anche “Ricordi, sogni e riflessioni” di Jung. Amore assoluto. 

Ma ancora avevo dei dubbi, ero terrorizzata dal non trovare lavoro. Così mi ricordo che nel viaggio in Germania in quinta superiore (un sacco di ore sull’autobus durante i quali un mio compagno lesse tutti i Fratelli Karamazov, per farvi capire la lunghezza), ho preso il telefono e ho cercato TUTTE le facoltà esistenti. Mi sono detta: “Facciamo così. Ora ne cerco una così bella che possa mettere in dubbio la mia scelta di fare psicologia.”

Il punto è che… non l’ho trovata.

Mi sono quindi rassegnata. Ok. Farò psicologia.

 

Ma, pensandoci ora, non avrei davvero potuto fare altro. Era l’unica, davvero. A prescindere dal lavoro o no, sarei morta in una qualsiasi altra facoltà. Ed è proprio la mia passione per la psicologia che mi ha portato a divulgarla e far nascere numerose altre occasioni, come la collaborazione con diversi psicologi.

 

Quindi, conta davvero se troverai lavoro? Per me, è una domanda che non ha senso farsi, perché comunque non studieresti qualcosa che non ti piace, o comunque non diventeresti “bravo” in un qualcosa che spontaneamente non approfondiresti.

 

A questo proposito, una testimonianza che mi ha colpito tantissimo:

“Ciao Vale, io facevo psicologia nel tuo corso lo scorso anno, ma ho abbandonato gli studi in questo campo per cambiare totalmente orientamento. L’indicazione che posso cercare di dare è: psicologia non è una facoltà difficile, è una facoltà che deve appassionarti. Devi essere appassionato all’uomo nella sua totalità, interessato alle cose luminose e più nebulose del suo essere. Io andavo molto bene agli esami ma mi sentivo come incompleta, mi mancava questa passione che invece rivedo in te e in altri ragazzi, mi mancava la curiosità in questo campo, non mi vedevo più come una futura psicologa. Credo che uno studente di psicologia debba sentirsi elettrizzato, emozionato, immerso in un mondo dalle infinite sfumature quando sente parlare di argomenti di psicologia…poi si può sempre sbagliare, come nel mio caso, ma la prima cosa è chiedersi: ho questa passione?

Solo così si può essere felici e fieri della propria scelta.”

ig: biiancamorii

 

“Anche a me hanno detto tutti “Non troverai mai lavoro”, ma ecco, due cose: nel giro di 5 anni il mondo cambia, e la pandemia ce l’ha dimostrato, la professione prende sempre più piede e c’è sempre più bisogno di psicologi; inoltre sono sicura che se quello è il tuo sogno: provaci, impegnati, distinguiti, emergi e il lavoro riesci a trovarlo. Con la passione e con l’impegno ogni cosa si può raggiungere se lo si vuole davvero. (psicologianelcassetto)”

 

5. Non esiste solo lo psicologo clinico

Comunque, la psicologia per sua fortuna si declina in tanti ambiti, e non esiste solo lo psicologo clinico

Esiste lo psicologo del lavoro, che si occupa del benessere in azienda, della formazione, delle assunzioni, di scegliere la persona migliore per il ruolo che si desidera. Esiste lo psicologo sociale, psicologo del marketing, psicologo del benessere, psicologo dello sviluppo,…

 

Il mio consiglio? Buttatevi in questo viaggio stupendo alla scoperta degli altri e di voi stessi. Approfondite, lasciatevi ammaliare da questa meravigliosa scienza e ascoltatevi per capire quale di questi ambiti è più affine a voi, quale vi appassiona maggiormente. E poi, avanti tutta 😉

Se vuoi studiare psicologia, guarda questo video

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