Skip links

Come motivarsi a fare esercizio (sul serio)

Ma come fa il movimento a renderci davvero felici? Come mai, se questa roba dovrebbe farmi stare meglio, ogni volta che faccio esercizio sento solo un’intensa voglia di morire e di non muovermi per i prossimi 15 giorni?

Domande lecite, amici. Soprattutto se non siete abituati a muovervi e a fare esercizio.

Fare esercizio, infatti, è qualcosa che ci costringe a uscire di molto dalla nostra zona di comfort. Ma come funziona esattamente questo meccanismo?

Ve lo spiega dettagliatamente Kelly McGonigal nel suo libro. In questo video vorrei darvi qualche spunto di riflessione diverso dal solito. Cioè, lo sappiamo tutti che muoversi fa bene, ci fa vivere meglio, ci allunga la vita e blablabla… ma non sono motivi sufficienti per farci muovere, altrimenti… com’è che non siamo tutti mega sportivi, tonici e atletici? Un bel dilemma. Questo libro mi ha colpito proprio perché non propone la solita visione – un po’ scontata a mio parere – che, come abbiamo visto, non funziona per motivarci all’esercizio fisico, ma un punto di vista diverso, fresco, psicologico ma anche molto profondo.

Kelly, infatti, scava nelle radici dell’animo umano e, grazie al supporto della sua esperienza, delle persone che ha incontrato e di numerosissime ricerche scientifiche, ci dimostra come il nostro corpo e la nostra psiche siano proprio stati creati per farci muovere. 

Ma andiamo con ordine…

1. L’euforia della persistenza

Avete presente tutte le ricerche che vengono spesso citate dagli esperti sul fatto che muoversi rilascia endorfine e ci rende felici? Ecco. É così, ma Kelly lo spiega meglio. Diciamo proprio che prende questo concetto e lo sviscera nei più disparati modi. Uno di questi modi è spiegare il fatto che le endorfine rilasciate dal nostro corpo, o meglio, l’euforia che proviamo, non sono stimolate dal movimento in sé, ma dalla nostra persistenza.

Cosa significa? Beh, è come se il nostro cervello fosse programmato per dirci “Grande, continua così”. Cioè: non è il movimento in sé a scatenare la reazione, quanto il fatto di non aver smesso. Kelly infatti dice che non esiste una misura oggettiva delle prestazioni da raggiungere, nessun ritmo da tenere e nessuna distanza da coprire per ottenere questo tipo di ricompensa, ma dobbiamo semplicemente fare qualcosa che per noi “sia moderatamente difficile e continuare a farlo per almeno venti minuti”

Insomma, è come se nel nostro corpo ci fosse un caro amico che ci vede sforzarci per qualcosa in cui non siamo ancora bravissimi, ma in cui ce la stiamo mettendo tutta. Deve infatti essere moderatamente difficile, e per premiarci di questo, ci regala un po’ di euforia, che ci spingerà a continuare ulteriormente. Figo, no? 

“Puoi fare l’esperienza di essere una persona che va avanti anche quando le cose si fanno difficili.”

Cioè, non solo noi possiamo sentirci più felici grazie alle endorfine… ma ci sentiamo proprio stra forti, perché pensiamo: “Hey, anche se questa cosa è faticosa e mi sta costando l’anima, la sto comunque facendo, e sto addirittura continuando, wow!”. Una botta di autostima niente male.

Ma andiamo avanti.

2. La droga dell’esercizio

Fermati, non chiudere il video. So cosa stai pensando, che è una cazzata. Anch’io lo pensavo, davvero. Quando vedo le persone invasate di esercizio fisico dentro di me si accende questo sentimento (anche se in realtà è una profonda invidia). Però, te lo giuro: Kelly mi ha convinta. Lascia che ti spieghi come. 

Sapevi che, quando facciamo esercizio, tra le sostanze che vengono rilasciate dal nostro cervello ci sono degli endocannabinoidi?

Esatto, proprio così. Ovvero, sostanze chimiche che ci mettono in una condizione del tipo “Non preoccuparti, sii felice”. Le aree del cervello che regolano la risposta allo stress, tra cui l’amigdala e la corteccia prefrontale, sono ricche di recettori per gli endocannabinoidi. Quando le molecole degli endocannabinoidi si legano a questi recettori, riducono l’ansia e inducono uno stato di appagamento. Gli endocannabinoidi aumentano anche la dopamina nel sistema di ricompensa del cervello, che alimenta ulteriormente i sentimenti legati all’ottimismo. Quando invece vengono inibiti, gli endocannabinoidi inducono all’ansia e alla depressione. 

Grazie agli endocannabinoidi, quando facciamo esercizio fisico proviamo minore ansia e maggiore tolleranza al dolore, rendono il movimento (e in particolare la corsa) gratificante. 

Questo ci permette di essere anche più felici per il resto della giornata e meno perturbabili da eventi esterni.

A questo proposito, il National Study of Daily Experiences ha monitorato l’attività fisica e gli stati d’animo di oltre duemila adulti negli Stati Uniti, dai 33 agli 84 anni, per otto giorni. Ogni sera chiamavano i partecipanti e chiedevano loro di descrivere gli eventi più stressanti della giornata. Nei giorni in cui le persone erano attive, gli eventi stressanti, come i conflitti sul lavoro, o il doversi prendere cura di un bambino malato, hanno avuto meno conseguenze sul loro benessere psicologico. Negli esperimenti di laboratorio è stato dimostrato inoltre che fare 30 minuti di esercizio fisico prima di essere esposti al CCK-4 (un farmaco che scatena ansia grave e sintomi somatici) ha un effetto equivalente al prendere una benzodiazepina, ma senza gli effetti secondari sedativi.

Cioè, l’attività fisica è così potente che può contrastare l’ansia che è stata causata da una sostanza iniettata nel nostro flusso sanguigno. Assurdo!

 

3. Diventare dipendenti

Ecco che, nel terzo capitolo, Kelly fa un interessante confronto tra il movimento e diverse sostanze stupefacenti, scaturito da un’acuta osservazione: molti tossicodipendenti riescono a “guarire” dalla loro dipendenza facendo esercizio fisico, e riescono a trovare delle similitudini tra le due “droghe”.

Cosa cambia, quindi, tra diventare dipendenti dalla cocaina e dall’esercizio fisico? Beh, prima di tutto la tempistica: ci vuole più tempo per diventare dipendenti dall’esercizio fisico. Gli adulti sedentari che iniziano l’allenamento ad alta intensità mostrano un aumento del divertimento nel tempo, con un picco di piacere a sei settimane. Uno studio sui nuovi iscritti in palestra ha mostrato che l’”esposizione” minima richiesta per stabilire una nuova abitudine di esercizio era di quattro sessioni a settimana per sei settimane.

Perché ci vuole così tanto? Kelly spiega che nel nostro cervello avviene (per fortuna) qualcosa di ben diverso da ciò che avviene sotto effetto di droghe: esse sequestrano il sistema di ricompensa e ne prendono il controllo rapidamente, mentre l’esercizio sfrutta la capacità del sistema di ricompensa di apprendere dall’esperienza in modo graduale. 

Tradotto: all’inizio può essere che lo detesteremo con tutti noi stessi, ma dopo un po’, impareremo ad amarlo e a diventarne dipendenti, un po’ come avviene con i veri amici, quelli che di primo acchito ci stavano antipatici. Mentre le droghe assomigliano di più agli amori tossici: all’inizio ci sembrano la cosa migliore del mondo, ma col tempo ci distruggono.

Per molti l’esercizio fisico è quindi un piacere acquisito. Le gioie associate a un certo tipo di attività fisica si rivelano lentamente, mentre il corpo e il cervello si adattano.

 

4. Il significato

Possiamo dare un nostro personalissimo significato al “fare esercizio”? Sarebbe stupendo, perché per Kelly questo funziona e alla grande. Infatti, siamo gratificati non solo da come l’esercizio ci fa sentire, ma anche dal significato che esso assume per noi.

Cita una storia molto interessante. Una donna ha iniziato ad andare in palestra dopo aver subito violenza nel suo matrimonio.

“Dopo trentotto anni in cui i suoi movimenti erano stati limitati dal marito, ha scoperto che stare in mezzo alla gente e camminare su un tapis roulant era incredibilmente liberatorio. Mi ha detto: <So di essere libera quando mi muovo.”

Per questa donna, muoversi voleva dire essere libera

Credo che a volte questa cosa giochi in nostro sfavore: attribuiamo all’esercizio e al muoverci un significato negativo, qualcosa che ci annoia, ci infastidisce, non abbiamo voglia, ma poi a cosa serve? Che palle, no dai, non lo faccio. E se invece ribaltassimo la cosa?

Non vediamo l’esercizio fisico come un modo per fare un favore a non si sa chi. Mi spiego meglio: non facciamolo per gli altri. Molte ragazze che conosco lo fanno per avere un bel fisico: ma tu perché vuoi un bel fisico? Cos’è un bel fisico? Chi ha deciso che avere un fisico tonico vuol dire “bello”? 

Ora, il mio discorso non vuole trattare questi temi spinosi e molto soggettivi. Il punto è che se leghiamo quest’azione – già di per sé faticosa – a qualcosa di esterno da noi, non saremo mai veramente spinti a farla per il nostro bene.

Mi rivolgo alle ragazze: e se pensassimo a fare esercizio perché ci fa sentire forti, indipendenti, sane e piene di vita? Io lo faccio per questo. Mi sento una bambina quando faccio esercizio, sento che il corpo mi risponde, sento che – vedendo un prato sterminato – se voglio posso iniziare a correre e non fermarmi, come quando avevo 8 anni, perché il mio corpo me lo consente, e sono grata a non finire di avere delle gambe che funzionano e che mi permettono di godere di queste cose.

Trovate il vostro significato, insomma, e tutto sarà più facile.

5. L’importante è muoversi

Ecco. Non conta come. Non per forza dobbiamo seguire i video workout su YouTube o la diretta di turno su Instagram di tizio x che fa esercizio. Cioè. Nulla di male nel farlo, ma non pensiamo al “movimento” collegandoci solo a queste cose.

Perché? Perché, anche qui, finiremo (se non ci piace) a pensare a queste cose come pallose, e di conseguenza a collegare il semplice concetto di muoverci alla noia, a qualcosa che non ci piace, e quindi – giustamente – ci passerà la voglia.

Ma è proprio qui che sbagliamo (e sbagliavo un sacco anch’io). 

Il libro si chiama “La gioia del movimento”. Perché quello che conta è muoversi. Attraverso diversi excursus storici e studi di antropologi, Kelly ci descrive come l’uomo si sia evoluto in migliaia di anni per sostenere uno stile di vita nomade e da cacciatore: nelle civiltà ancora in vita che conservano questi tratti, gli uomini corrono e camminano per quasi tutta la durata del giorno, rincorrendo e cacciando le loro prede. Siamo quindi fatti per muoverci, e non c’è da sorprendersi se il nostro cervello ha trovato un modo per renderci questa roba piacevole e spronarci a farlo: moltissimi anni fa da questo dipendeva la nostra sopravvivenza.

Perciò, se non vi piace uno sport, non fatelo. Dovete trovare quello che vi piace e che fa per voi. Non andate a correre se vi fa schifo. Non fate palestra se vi annoia. Piuttosto, accendete Spotify a tutto volume e saltate per la casa, come se foste in discoteca con i vostri amici. Mettete Just Dance sulla TV e sfidate i vostri genitori a colpi di Wii. Prendetevi un libro e andate a leggerlo su una collina sperduta del vostro paese. 

L’importante è muoversi. E divertirsi nel farlo. (Avete mai provato Spikeball?)

 

5. Siamo più in grado di essere felici

Lo so, mi stai odiando perché non vorresti conoscere altri motivi per cui fare esercizio fa bene. So cosa provi, perché comunque non avresti voglia di farlo. Ma fidati. Questo è davvero potente.

Fare esercizio rende le persone più in grado di essere felici. Sì, hai sentito bene. Ma in che senso?

Beh, diciamo che è come se la tua mente fosse in grado di essere felice 10. Ok? Quindi quando sei al massimo sei a 10, e quando sei un po’ giù magari sei a 2.

Bene. Fare esercizio, è come se desse un upgrade a quel “10”, come se tu salissi di livello su un videogioco, e la tua capacità di essere felice “uppasse” di 1, 2, in base a quanto fai esercizio e da quanto lo fai. 

Kelly infatti ci dice che il nostro cervello si modifica con l’età e gli adulti perdono fino al 13% dei recettori della dopamina nel sistema di ricompensa ogni decennio che passa. Questa perdita porta a un minore godimento dei piaceri quotidiani, ma l’attività fisica può prevenire tale declino.

Infatti, rispetto ai coetanei inattivi, gli anziani attivi hanno sistemi di ricompensa che somigliano più a quelli di individui di decenni più giovani. Questo può essere uno dei motivi per cui l’esercizio è così fortemente legato alla felicità e al ridotto rischio di depressione quando invecchiamo.

 

Vorrei veramente parlarvi di tutto ciò che mi ha trasmesso questo libro, come il valore dello sport, il “soffrire bene”, il concetto di concentrarsi solo sul prossimo passo, sul prossimo esercizio e non sulla maratona intera,…ma lascerò che lo scopriate da voi, leggendolo, e facendomi sapere che cosa ne pensate.

Per concludere questo video, se non foste ancora motivati abbastanza vi riporto le parole dell’autrice: 

“Non c’è una forma di allenamento che devi seguire. Non esiste un percorso, o una prescrizione, al di là di seguire la tua gioia. Se stai cercando una linea guida, è questa: muoviti. Qualsiasi movimento, in qualsiasi quantità e in qualsiasi modo che ti renda felice. Muovi qualsiasi parte del tuo corpo si muova ancora, con gratitudine. Muoviti da solo e con il gruppo. Muoviti a casa tua. Muoviti all’aperto. Muoviti a ritmo di musica o nel silenzio. Stabilisci obiettivi che consideri significativi sul piano personale. Fai piccoli passi, poi conquista un grande tratto. Cerca nuove esperienze ed esplora nuove identità. Fai attenzione a come le attività ti fanno sentire e a come ti cambiano. Ascolta il tuo corpo. Concediti di fare ciò che ti fa sentire bene. Goditi metafora e significato. Cerca luoghi, persone e gruppi che ti ispirino e ti facciano sentire il benvenuto. Segui il  filo rosso della gioia il più a lungo possibile.” – Kelly McGonigal

Come motivarsi a fare esercizio (sul serio)

Lascia un commento

Name*

Website

Commento